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06
2017

DANIELE CASTRORAO – I PROTAGONISTI DELLA STS

E poi.. qualcosa che non impari in nessun libro o corso per allenatori… entrare nell’universo di ogni bambino che è diverso dall’altro. I bambini ti “sentono” non puoi loro mentire.

 

castroraoCiao Daniele in atto sei l’allenatore più titolato di Sicilia per il settore Giovanile. Molti giovani e forti atleti palermitani, anche se oggi vestono altri body, si ricordano sempre del primo allenatore.

Dopo il Titolo Sicily Triathlon Series – Giovani – ampiamente e meritatamente conquistato lo scorso anno dalla TCPA2 sei nuovamente al comando della classifica.

 

Quale è la Tua filosofia di lavoro sul campo, e quali metodi pensi siano i più efficaci per trasmettere tale filosofia ai giovani atleti ?

Innanzitutto grazie per il riconoscimento e per l’opportunità di parlare di me e del mio lavoro.

Si è vero, anni fa abbiamo iniziato un progetto giovani a Palermo, giovani che adesso si distinguono con i ns colori o con colori di altre società palermitane. Questo per noi e’ motivo di orgoglio perché per primi abbiamo creduto in questo progetto e ci fa piacere adesso avere dei competitor  sportivi che negli anni ci hanno seguito.  E’ doveroso da parte mia ricordare che non è solo merito mio perché prima di me Marco Cumbo e Vincenzo Faraci hanno iniziato il lavoro con i bambini al TCPA2. Semmai posso prendermi qualche merito per aver perseverato e continuato il loro lavoro, facendo subito innalzare notevolmente il numero dei bambini avvicinati a questo sport e poi portati a gareggiare. Ho voluto accanto a me ancora Faraci per darmi una mano nella gestione del gruppo che era diventato numeroso.

La mia filosofia di lavoro sul campo e’ semplice : rispetto delle regole innanzitutto e sportività verso compagni e avversari sono valori imprescindibili che fin da subito cerco di far metabolizzare ai miei piccoli atleti. Gruppo, amicizia leale e allenamenti proporzionati alla giovane età degli atleti e soprattutto momenti di svago anche all’interno delle sessioni di allenamento perché ricordiamolo sono bambini.

E poi.. qualcosa che non impari in nessun libro o corso per allenatori… entrare nell’universo d ogni bambino che è diverso dall’altro. I bambini ti “sentono” non puoi loro mentire. O piaci o non piaci.. se non trasmetti nulla devi cambiare mestiere.

 

In questi ultimi anni, anche a livello Federale, si sta puntando molto sull’aumento delle conoscenze  degli allenatori attraverso corsi, aggiornamenti e anche siti internet dedicati. Qual è la tua opinione in merito ?

Per quanto riguarda i corsi credo si possa fare di più. Incontri tra le squadre giovanili, raduni e interscambio di metodologie tra i tecnici credo siano la chiave vincente. Ma capisco le difficoltà oggettive. C’è bisogno di una figura di riferimento tra i tecnici che sia da guida per tutti. Un responsabile del settore giovanile presente e propositivo.

 

Come vedi in generale la situazione del nostro settore giovanile. Quale aspetto ti soddisfa maggiormente e dove credi sia migliorabile ?

Il nostro settore giovanile è “giovane” scusate il gioco di parole ma è così. Abbiamo bisogno di crescere nei numeri e nell’esperienza sul campo, soprattutto con gare fuori regione. A questo proposito sono in partenza per Sant’ Elpidio con una parte dei miei piccoli atleti per partecipare al trofeo Italia di Triathlon, aquathlon e duathlon. Una specie di campionato italiano giovanile, perché sapete benissimo che la nostra federazione non considera agonisti veri i bambini fino alla categoria youth. Poi, metterei l’accento sulle gare organizzate qui da noi. Ancora bisogna crescere molto. Percorsi meglio segnalati e protetti dalle “invasioni” dei genitori o del pubblico, distanze chiare e certe, rispetto delle regole TOTALE e sanzioni ove necessario. Insomma più professionalità, la stessa che trovi se gareggi fuori regione.

 

Quali sono le maggiori difficoltà che incontrano i giovani in Italia nel passaggio dalle categorie giovanili a quelle senior?

Le difficoltà sono enormi. A mio avviso intanto i nostri giovani, senza generalizzare troppo, sono troppo spesso viziati e ovattati. Vivono in un mondo moderno dove tutto è dovuto e consentito. Dove il “no” o la punizione reale è cosa rara. I nostri giovani mancano di passione vera per lo più. E dove manca la passione non può esserci il sacrificio. Senza sacrifici veri nello sport non si va avanti. Non conosco campioni che non si allenano fino allo sfinimento o non rinunciano alla vita mondana o divertimento. Poi ovviamente ci sono le eccezioni. Personalmente ho in squadra alcuni elementi che sembrano già pronti per il professionismo. Ma staremo a vedere perché il condizionamento familiare e sociale gioca un ruolo fondamentale nella crescita di un piccolo grande campione. In seconda battuta parlerei di impianti. Oggi se non sei socio di un circolo privato, hai poche possibilità di allenarti in una piscina di buon livello. Non esistono velodromi e stadi di atletica con spazi per tutti. Il passaggio dalle categorie giovanili a quelle senior diventa difficile anche perché un ragazzo già distratto dalla vita post adolescenziale, trova difficoltà reali per allenarsi ad alto livello.

 

Daniele Castrorao

Tecnico responsabile TCPA2 Triathlon